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Garant per la nfanzia y l'adolescënza

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Garant per la nfanzia y l'adolescënza | 28.01.2016 | 15:25

Sapere, per reagire: come intervenire in caso di minori vittime di violenza o trascurati

Convegno organizzato da Garante per l’infanzia e l’adolescenza e Diocesi di Bolzano-Bressanone per aiutare le persone che operano a contatto con i minori a riconoscere i segni di violenza e trascuratezza. Molto apprezzati gli interventi del Procuratore presso il Tribunale dei minori Antonella Fava e della presidente del Tribunale dei Minori Brunhilde Platzer.

I saluti della Garante per l'infanzia e l'adolescenza.ZoomansichtI saluti della Garante per l'infanzia e l'adolescenza.

Educatori ed educatrici impegnati a vario modo in scuole, strutture pedagogiche e istituzioni ecclesiali, servizi giovani, collegi e ogni altro luogo di ritrovo giovanile si confrontano a volte con situazioni di disagio o sospetti casi di violenza su minori che non sanno come affrontare, perché non hanno chiaro in quali casi devono attivarsi e a quali istituzioni possono o devono rivolgersi. A questa difficoltà hanno voluto rispondere Garante per l’infanzia e l’adolescenza della provincia di Bolzano e Diocesi Bolzano-Bressanone proponendo oggi, presso il cento pastorale di Bolzano, un convegno dal titolo significativo: “Sapere, per reagire”.

“È importante”, ha detto la Garante per l’Infanzia e l’adolescenza Paula Maria Ladstätter salutando le circa 150 persone intervenute, operanti a vario modo a contatto con bambini e ragazzi, “che chi lavora con i giovani sappia riconoscere gli indicatori di trascuratezza, violenza fisica, psichica o sessuale, ma soprattutto che sappia quali passi compiere per affrontarla”. Nel suo indirizzo di saluto, l’incaricato della Diocesi per la prevenzione di abusi sessuali e violenze Gottfried Ugolini ha segnalato il cambio di mentalità che ha portato negli ultimi anni “dalla cieca fiducia nell’istituzione ecclesiale a una fiducia aperta, attenta e responsabile”, e la proficua collaborazione tra Diocesi e Garante nell’ambito della prevenzione di abusi sessuali e violenze. Il vescovo Ivo Muser, evidenziando che “finalmente le vittime di abusi e violenze hanno trovato ascolto: è stato doloroso per la Chiesa, ma è stato un bene”, ha invitato ad agire responsabilmente per offrire situazioni protette e referenti di fiducia ai bambini, “passando dal tacere alla trasparenza”.

Molto interesse hanno suscitato i successivi interventi del Procuratore della Repubblica preso il tribunale dei Minorenni Antonella Fava e della presidente del Tribunale dei Minorenni Brunhilde Platzer. Nell’illustrare come si articolano opportunità e obbligo di segnalazione e chi è tenuto a procedere, la dott.ssa Fava ha chiarito che le segnalazioni che arrivano alla Procura, pari a 1.400 nel 2014,  riguardano per lo più casi di trascuratezza e disagio. Ha quindi sottolineato che segnalare non significa automaticamente contribuire alla sottrazione di un minore alla famiglia: prima che si arrivi a tanto c’è un lungo percorso, centrato in primo luogo ad aiutare la famiglia stessa a rispettare le esigenze del figlio o della figlia minore, e solo il 20-25% delle segnalazioni arriva davanti al giudice. Fava ha quindi suggerito agli operatori di non preoccuparsi di raccogliere prove di quanto viene loro riferito da un minore o dei sospetti che hanno, perché di ciò si occupa la Procura, e di confrontarsi con i genitori nei casi di rilevata trascuratezza, ma non quando si sospettano violenze, situazione in cui è opportuno rivolgersi direttamente alle autorità competenti.

La dott.ssa Brunhile Platzer ha quindi illustrato come funziona un procedimento presso il Tribunale dei minori, avviato su iniziativa della Procura nel 90% dei casi, ma anche di un genitore o di un parente della piccola vittima: alla segnalazione fanno seguito i rilevamenti, anche con la consultazione, ove è il caso e sempre in condizioni protette, del minore coinvolto. Il Tribunale agisce nei casi meno gravi emettendo decreti che impongono ai genitori determinate azioni, come collaborare con i servizi sociali o seguire una terapia familiare socio pedagogica. Nei casi di vera e propria violenza si procede con divieti di avvicinamento, allontanamento da casa della persona violenta, fino all’affido del minore a una struttura protetta. “Non si tratta di decisioni arbitrarie”, ha sottolineato Platzer, “ma di decisioni ponderate, che arrivano alla fine di un lungo processo e solo quando gli interventi preso la famiglia non sono sufficienti a garantire il benessere del minore: nel 2014 si è trattato di 267 casi su 3.864”. Le successive domande poste alle relatrici hanno riguardato, tra l’altro, bullismo e cyber bullismo (“In quest’ultimo caso le segnalazioni sono in aumento”, ha detto Fava), il valore probatorio delle confidenze fatte da minori, la sottrazione della patria potestà, la collaborazione tra Tribunale ordinario e Tribunale dei minori.

Il convegno è proseguito nel pomeriggio con workshop a tema coordinati da esperti del settore, e dedicati ai temi del riconoscimento dei segnali di violenza sui minori, delle reazioni emotive che nascono in queste situazioni, del comportamento davanti ai silenzi dei bambini, delle misure da intraprendere davanti a casi di violenza, abuso e trascuratezza.


(MC)