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Cunsëi | 10.11.2021 | 16:36

Lavori Consiglio: Costo dell’energia elettrica, facoltà di Medicina a Merano (CON FOTO)

Mozioni di Süd-Tiroler Freiheit, Fratelli d’Italia.

Link foto (Consiglio/Werth): https://www.flickr.com/photos/landtagconsigliocunsei/?

Con la mozione n. 492/21: Il costo dell’energia elettrica in provincia di Bolzano, Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit), ricordando l’annuncio del Governo relativo al fatto che i prezzi dell’energia elettrica subiranno un aumento fino al 40%, che aveva suscitato forte, evidenziava che molte famiglie non sarebbero riuscite a sostenere questa impennata dei costi, ma anche che la provincia di Bolzano produce complessivamente quasi il doppio di elettricità di quella che consuma, e per quanto riguarda l’efficienza energetica è una delle province modello in Europa: pertanto, risultava incomprensibile e ingiusto, che la popolazione della provincia dovesse pagare fino al 40% di più per l’energia autoprodotta. Ricordava poi che l’Italia aveva approfittato per decenni dell’energia idroelettrica locale, causando enormi danni economici e ambientali, come dimostrava il paesino sommerso nel lago di Resia, e che pertanto nel secondo Statuto di autonomia del 1972 era stato volutamente inserito l’articolo 13, che impone ai concessionari delle centrali idroelettriche di cedere gratuitamente un quantitativo di energia elettrica alla Provincia, che può poi essere usata per i servizi pubblici e restituita ai cittadini con legge provinciale. I presupposti giuridici a questo scopo erano stati creati nel 2017, e prima delle elezioni nel 2018 era stato promesso ai cittadini che a partire dal 2019 avrebbero anche loro goduto del valore aggiunto generato dall’energia idroelettrica, ricevendo un bonus fino a un massimo di 80 euro l’anno per famiglia: “I cittadini stanno però ancora aspettando”. I costi dell’energia in provincia sono già fino al 30% superiori di quelli vigenti nelle altre regioni, ha detto il consigliere. Non essendo compito della provincia produrre energia elettrica per Roma, egli chiedeva che il Consiglio provinciale (1) si dichiarasse contrario all’aumento dei prezzi dell’energia elettrica nella provincia di Bolzano e incaricasse la Giunta provinciale di fare in modo che il rincaro non venga applicato nel nostro territorio, (2) sollecitasse la Giunta provinciale a provvedere alla sinora mancata applicazione dell’articolo 13 dello Statuto di autonomia e a fornire ai cittadini la quantità di energia elettrica ivi prevista a prezzi vantaggiosi ovvero ad attribuire quanto prima il bonus elettrico promesso. Si trattava di una questione di credibilità della politica, ma anche di giustizia sociale, ovvero di sostenere molte famiglie che non sanno più come sbarcare il lunario, come concede lo Statuto.
Diego Nicolini
(Movimento 5 Stelle) ha riferito di avere una mozione analoga, ma di non essere d’accordo con le premesse del documento in discussione, dal carattere molto aggressivo, forse addirittura revisionista. è inutile stare a ricordare cosa succedeva 100 anni fa, l’accordo c’è ed è nello statuto, ed è giusto il richiamo alla responsabilità e alla promessa fatta dalla giunta prima delle elezioni. L'aumento del 40% si deve al costo delle materie prime, l’aumento nelle bollette sarà limitato al 14%; va ricordato anche che il mercato dell'energia è globale, e che la provincia non è autarchica. Condividendo il dispositivo della mozione, e ne ha chiesto votazione separata.
Anche Riccardo Dello Sbarba (Gruppo verde) ha parlato di “sistema complesso" nazionale ed europeo di compravendita dell’energia, il cui mercato è privatizzato. La stessa Alperia è costretta a vendere tutta l’energia prodotta sul mercato della borsa elettrica e a ricomprare qui quella necessaria. Fare di alperia una SpA era stata una scelta, a suo tempo, a discapito dell’alternativa di un sistema cooperativo, in quanto si puntava alla distribuzione agli enti pubblici dei dividendi. Egli poteva essere d’accordo con la richiesta che il Consiglio provinciale si dichiarasse contrario all’aumento dei prezzi dell’energia elettrica, ma non era possibile pensare di isolare il “sistema provincia di Bolzano”. La promessa di bonus Energia, che sarebbe stato di poco più di 50 € l’anno, pare che ci sia la volontà di attivare l’articolo 13, ma bisognava studiarne le forme, discutere sulle categorie di utenze.Il consigliere ha chietso votazione per parti separate
Paul Köllensperger (Team K) ha ricordato che lo Statuto, art. 13, dà alla Provincia una quota di corrente gratuita per ogni kw, che può trasmettere ad altri. Già decine di anni fa Edison aveva però scelto di definire un prezzo minore, ma la decisione era costata centinaia di migliaia di €, perché il valore dell’elettricità gratuita sarebbe stato molto maggiore. Il prezzo si compone di oneri di sistema, posti di passaggio e solo per un terzo di costi effettivi dell'energia, e tra questi bisogna distinguere. Il bonus energia è stata una promessa elettorale, e va mantenuta anche se fatta a scopi elettorali. Tuttavia, per il futuro le cose andranno cambiate: dare ai cittadini l’energia gratuita era la soluzione più intelligente. Il suo gruppo avrebbe approvato il punto (2), ma non le premesse e il punto (1).
Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia) ha definito provocatorie e quindi inaccettabili le premesse, difficilmente sostenibile il punto (1), sottolineando che era invece da applicare l’articolo 13 dello Statuto. Il suo gruppo aveva anche proposto l’azionariato popolare, ma il dibattito non era mai decollato, e il tutto si era risolto in un’operazione imprenditoriale, sono tuttavia possibili interventi di carattere strutturale e strategico della Provincia affinché i cittadini siano consapevoli di essere in qualche modo titolari di un bene. Ci vuole un intervento di più ampio respiro rispetto alla semplice applicazione del bonus.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha ringraziato i proponenti per questo secondo tentativo, dopo quello fatto in primavera. Se l’energia viene utilizzata per ospedali e altre strutture, come fatto negli ultimi anni, questo indirettamente arriva a favore dei cittadini, ma non è uguale al bonus promesso. Se esso fosse corrisposto, alla Provincia rimarrebbero comunque ancora 6 milioni. Egli avrebbe sostenuto il punto 2.
La cofirmataria Myriam Atz Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit) ha ricordato la lettera di ottobre del CTCU che considerava inaccettabile il congelamento della tariffa e invitava a cercare soluzioni efficaci e di lungo periodo per i cittadini, una soluzione autonoma per la provincia.
Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha ricordato che la COP 26 tratta il problema dell’aumento delle temperature e di come evitarlo, e che si parla di un aumento fino a 2,7 gradi, mentre l’obiettivo è stare sotto ai 2 gradi: parlare di mantenere bassi i prezzi dell’energia a prescindere da questo è sbagliato, bisogna parlare della veritá dei prezzi del trasporto e rafforzare i circuiti regionali, tenendo conto del contenimento dell’inquinamento. Se si vuole che il tema sia trattato diversamente anche dai cittadini, l’energia dovrebbe essere più cara. In quanto alla gestione autonoma e alle concessioni, questo non importa molto ai cittadini, perché chi gestisce le centrali fa comunque entrare soldi nelle tasche dei Comuni; in aggiunta a ciò, in Alto Adige ci sono compensazioni ecologiche, nonché investimenti nella sostenibilità e le tasse pagate dai gestori: “Alperia è il più grande contribuente in alto Adige insieme ad Aspiag e Leitner”. Vero è che i soldi non vanno ai cittadini ma al bilancio pubblico, sono poi tuttavia utilizzati per strade, scuole ecc., a favore di tutti. vanno considerati anche i dividendi che entrano nel bilancio provinciale e i costi di lavoro garantiti presso le centrali: solo Alperia ha più di 1.000 dipendenti. Il bonus è vero, era stata una promessa, e ci si era anche provato, confrontandosi con i partner, sulla base di calcoli molto complessi: si trattava di circa 45 € l’anno a famiglia, ma in modo indifferenziato, senza contemplare la funzione sociale. È compito della politica realizzare quanto promesso, è vero, ma anche valutare se è davvero possibile: nel caso in questione, così non è. Pertanto, è stato deciso di utilizzare l’energia per ospedali, scuole, istituzioni ed illuminazione pubblica: questo è uno sgravio per il bilancio, ma permette anche di tenere l’aliquota più bassa d’Italia per l’addizionale IRPEF più bassa d’Italia e affrontare spese come la rivalutazione delle professioni sanitarie. Sven Knoll ha replicato che comunque i sudtirolesi pagano più di energia rispetto a regioni confinanti: la Tiwag, per esempio, ha congelato le tariffe. Non sono i prezzi più alti dell'energia a tutelare dal cambiamento climatico, se altrove essa è più economica, e c’è comunque da rispettare una promessa fatta per decenni e ribadita dall’assessore competente solo due settimane fa. Bisogna utilizzare il tesoro energetico di cui si dispone, e se nelle premesse è citato il lago di resia questo fa effettivamente parte del passato della provincia. Va ricordato infine che il costo della vita in provincia di Bolzano è più alto che altrove, se si può rimediare in qualche modo bisogna farlo. Gerhard Lanz (SVP) ha corretto Knoll: la Tiwag aveva annunciato un aumento delle tariffe.
La mozione è stata messa in votazione per parti separate e respinta: le premesse con 27 no e 5 sì,la prima metà del punto (1) (“Il Consiglio provinciale si dichiara contrario all’aumento dei prezzi dell’energia elettrica”) con 14 sì, 19 no, la seconda metà del punto (1) con 2 sí, 22 no e 9 astensioni, la parte del punto (2) fino a “ovvero” con 15 sì e 18 no, la seconda parte con 12 sì e 21 no.

Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia) ha quindi presentato la mozione n. 494/21: A Merano la facoltà di Medicina, con la quale, sottolineando che la Giunta con delibera dello scorso 30 settembre aveva approvato l’istituzione di un corso di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia in lingua inglese con inizio nell’anno accademico 2022/2023 con 50 posti di studio, di cui 35 riservati a studenti dell'area UE, stipulando a tal fine un accordo con l’Università Cattolica del Sacro cuore con sede a Roma, e che le lezioni si dovrebbero tenere a Bolzano, all'interno della Claudiana, chiedeva di impegnare la Giunta (1) a prevedere che il costituendo corso universitario in Medicina e Chirurgia possa trovare sede o quantomeno una delle sedi a Merano, attivandosi per l’individuazione delle necessarie infrastrutture; 2) a valutare la possibilità di stringere rapporti di collaborazione organica con università pubbliche ed in particolare con quella di Trento per garantire il soddisfacimento di tutto il fabbisogno futuro di medici in Alto Adige. LO stesso presentatore ha chiesto di votare separatamente i due punti dispositivi, rilevando che il secondo riguardava la possibilitá di aumentare il numero di studenti, vista anche la necessitá di disporre di un  maggior numero di professionisti rispetto ai 35 previsti.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha messo in guardia: poteva sembrare una buona proposta, ma si trascurava che mancavano le competenze per creare una facoltá di Medicina indipendente, e che i sudtirolesi potevano accedere alle facoltà di Medicina austriache in maniera paritaria agli austriaci: creare una facoltá parallela avrebbe messo in discussione questa possibilità, e sarebbe stata una catastrofe.
Franz Ploner (Team K) ha chiarito che una facoltà di Medicina a merano non è così semplice: non si tratta solo di formazione teorica, bisogna garantire anche quella pratica, presso istituzioni e reparti specializzati, che a Merano mancano. Più opportuna sarebbe un’Università a livello regionale, perché il bacino di utenza necessario è di 1 milione di persone. Trento l’ha già fatto, collegandosi con Padova. Inoltre, vanno condivise le perplessitá di Knoll riguardo allo status degli studenti sudtirolesi in Austria, nonché la mancanza di possibilità di fare in loco la specializzazione. Va discusso anche il finanziamento: si investirebbero circa 150.000 € a studente sui 5 anni.
Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche) ha espresso perplessità nei confronti delle decisioni della Giunta in merito alla facoltà di Medicina, ricordando che negli ultimi anni era fuoriuscito molto personale e non si era riusciti ad attirare laureati altrove. COme mai una scelta così importante era stata presa così alla chetichella, e perché proprio nel periodo Covid si intendeva assorbire a questo scopo le giá scarse risorse disponibili, e oltretutto coinvolgendo istituzioni private con valutazioni di ranking dubbie, e se si era consapevoli della mnecessitá di strutture sanitarie e cliniche adatte alle esigenze formative dei nuovi medici. Ha auspicato un ripensamento del progetto coinvolgendo Universitá di Bolzano e Universitá di Trento.
L’ass. Thomas Widmann ha chiarito che non c’era ancora nulla di fisso. Knoll aveva parlato di un accordo bilaterale carissimo, ma ci si sarebbe battuti per questo accordo al fine di risolvere la carenza di personale medico e infermieristico, anche fornendo borse di studio. La Provincia ha concluso diversi accordi per garantire la formazione di studenti della provincia in altre Facoltá, per poi tornare a lavorare in provincia, dove mancano 40 medici. A Merano mancano le strutture adatte a creare un campus, sulla base di apposite regole di accreditamento, la carenza è di 40 medici Alessandro Urzì, rilevando i dubbi emersi in merito alla facoltà promossa dalla Giunta, ha aggiunto che la mozione aveva solo una funzione di indirizzo, in merito alla sede e alla considerazione del fabbisogno reale per la programmazione di un tale investimento. Messa in votazione per parti separate, la mozione è stata respinta: le premesse  con 1 sì, 23 no, 10 astensioni, il punto (1) con 1 sì e 33 no,  il (2) con 7 sì, 20 no e 6 astensioni.

(continua)

(MC)