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Cunsëi | 08.10.2021 | 11:40

Lavori Consiglio: Variazioni al bilancio 2021- istruzione parentale - CON VIDEO

La prima parte della discussione sull’articolo aggiuntivo alle Variazioni di bilancio, che regola l’istruzione parentale: gli interventi di Knoll, Foppa, vettori, Atz Tammerle, Unterholzner. La discussione è ancora in corso.

Link riprese video (GNews): https://we.tl/t-hgRE94lunV

È ripresa questa mattina, in Consiglio provinciale, la discussione articolata del disegno di legge provinciale n. 93/21: Variazioni al bilancio di previsione della Provincia autonoma di Bolzano 2021-2023 (presentato dalla Giunta provinciale su proposta del presidente della Provincia Arno Kompatscher), di cui ieri erano stati trattati gli articoli da 1 a 4-bis.

L’articolo 4-ter riguarda il bonus per l’acquisto di materiale informatico agli insegnanti. L’ass. Philipp Achammer ha presentato un emendamento sostitutivo, spiegando che esso risultava passibile di tassazione, che l’avrebbe notevolmente ridotto: per garantire 520 e netti si sarebbe dovuto aumentare la voce di bilancio, attualmente di 600.000 €. C’era stato quindi un chiarimento con l’agenzia delle Entrate, in seguito al quale, con emendamento si parlava di “rimborso” e non di “bonus”: in questo modo la cifra esa esente tasse. La bozza per il documento con i criteri è giá pronta, in modo da procedere rapidamente con i pagamenti. La possibilità., limitata temporalmente, si riferisce alle spese sostenute da marzo 2020. L’emendamento sostitutivo, e con esso l’articolo, è stato approvato con 28 sì e 5 astensioni.
Con emendamento degli assessori Achammer, Vettorato, Alfreider è stato poi proposto l'inserimento di un articolo 4-quater relativo all’istruzione parentale. La presidente Rita Mattei ha ricordato che ne accoglieva l’inserimento, come deciso dai capigruppo, e che in merito era arrivato il parere della garante per l’infanzia Daniela Höller. Anche il requisito dell’urgenza era assolto: se non inserito in questo disegno di legge, si sarebbe dovuto aspettare parecchi mesi. Non era stato possibile presentare l'articolo in commissione legislativa perché prima serviva un incontro con il Ministero competente. Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha ricordato l’inserimento in una delle ultime sessioni dell'articolo sui maestri di sci, e chiesto precisione: “Non è vero che in capigruppo è stato approvato, perché un capogruppo non era d'accordo. Abbiamo chiesto a lei di assumersi la responsabilità, come ora è avvenuto”. Mattei ha ricordato che la riunione era informale, e che lei aveva precisato che era stato accolto a larga maggioranza; lei comunque se ne assumeva la responsabilitá in base al carattere di urgenza e all’art. 97-sexies. Josef Unterholzner (Enzian) ha invitato l’assessore competente a ritirare l’emendamento, cercando invece il dialogo: bisognava chiedersi perché così tanti genitori decidevano di non far più frequentare la scuola ai propri figli. L’assessore avrebbe dovuto lasciare la sua carica, serviva un dialogo aperto con genitori e bambini: dov’era l’amore e l’attenzione per i bambini? Non bisognava danneggiare ulteriormente la società. I genitori avevano diritto al lavoro e a esprimere le proprie opinioni, i bambini avevano diritto all’istruzione. C’era bisogno di più rispetto, la Giunta doveva rappresentare tutta la popolazione non solo una parte. Paul Köllensperger (Team K) è intervenuto in merito all’inserimento di articoli aggiuntivi, che accadeva già per la seconda volta: “Questo deve restare un’eccezione”. ha invitato poi a dimostrare la stessa possibilitá per tutti, anche per i partiti di opposizione. La pres. Mattei ha risposto che si trattava di eccezioni, valutate caso per caso, a fronte della situazione eccezionale che si viveva da un anno e mezzo. Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha evidenziato che per la seconda volta si andava incontro alla Giunta, evidenziando che questo atteggiamento fino a oggi era unilaterale. Si è augurato che un domani non si approvassero emendamenti ritardatari di un assessore. Quando di era trattato dei Maestri di sci, il relativo responsabile aveva inviato una lettera agli associati dicendo che l’opposizione era contraria, e questo non era corretto.
L’ass. Philipp Achammer ha quindi illustrato l’emendamento, ringraziando la presidente per l’accettazione e i capigruppo che in maggioranza avevano dato un consenso non formale. Si verificava un notevole aumento dell'istruzione parentale, soprattutto nella scuola tedesca e soprattutto alle elementari. L’istruzione parentale era un diritto garantito dalla Costituzione, ma andava garantito anche i diritti dei bambini all’istruzione. In questo senso, c’era stata una collaborazione con garante dei Minori e Tribunale dei Minori, che avevano confermato l’urgenza della misura. La Garante aveva detto nella seduta dei capigruppo che alcuni genitori agivano in maniera affrettata, senza garantire effettivamente l’istruzione, per questo si doveva intervenire. Era stato detto che le misure Covid erano troppo rigide, e a questo si lavorava, anche togliendo l’obbligo di mascherina a ricreazione, ma questo non giustificava il fatto di non garantire l’istruzione ai propri figli. IL Ministero competente era d’accordo con questo intervento, perché la norma nazionale garantiva pochi controlli: essa prevedeva la dimostrazione dei requisiti economici e intellettuali, senza regolamentarla nel dettaglio, e la verifica a fine anno scolastico con un esame di idoneità. Unterholzner aveva chiesto attenzione ai desideri dei bambini, ma se si chiedesse a loro forse direbbero che preferiscono stare in classe con la mascherina che a casa da soli, senza contatti sociali e competenze di studio. Il Ministero ha detto che non intende impugnare l’articolo, ma il terreno è delicato perché la Provincia di trento è giá intervenuta e il TAR non le ha dato ragione. Si intende promuovere un quadro migliore, perché attualmente il genitore può tenere a casa e rimandare il bambino quando vuole, e questo non è accettabile: bisogna adottare con responsabilitá una decisione. Si dovrá presentare una domanda entro il 31 luglio, in occasione dell’iscrizione, seguirà un colloquio di consulenza e la comunicazione di quali persone si fanno carico dell'insegnamento parentale e come intendono raggiungere gli obiettivi previsti per ogni classe. Durante l’anno scolastico saranno possibili delle visite, anche se per l’ingresso nei locali privati servirá il consenso dei genitori. Andrà verificato anche il benessere motivo, come chiesto dalla garante. Dopo il prima semestre, in casi gravi si potrá fare una comunicazione all’ufficio competente o al Tribunale die minori in caso di criticità importanti. A fine anno ci sarà un esame di idoneità a verifica degli obiettivi di competenza. In passato, c’è stato a questo scopo una forma dipendolarismo per gli esami, verso circoli didattici con maggiore apertura: pertanto, la procedura dovrà avvenire in un’unica sede scolastica. I dirigenti hanno chiesto che i compiti d’esame vengano predisposti a livello centrale, e questa è una possibilitá. Non si vuole mettere in discussione il diritto all’istruzione parentale, bensì difendere il diritto all’istruzione die bambini, come previsto dalla Dichiarazione sui diritti dell'Infanzia dell’ONU e come richiesto da diverse istituzioni, come Garante e Tribunale dei Minori.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) si è detto non del tutto convinto. L’assesore dice che bisogna proteggere i bambini, e su questo si è tutti d'accordo, così come egli era d’accordo sul colloquio coi genitori, i controlli e le verifiche, ma lo stesso assesore aveva detto che si sarebbe dovuto chiedere ai bambini: “Facciamolo, allora”. Questo nell’articolo non era previsto. Diversi erano i motivi per cui i genitori ritirano i bambini: per molti di essi non era logico che si potesse stare in un ristorante senza mascherina, mentre a scuola essa era obbligatoria, ma se quest’obbligo tra qualche mese cadeva, doveva essere possibile per i genitori far rientrare i bambini a scuola, non bisognava vincolare la loro decisione. Doveva essere possibile che i bambini rientrassero a scuola in qualsiasi momento. Alti genitori avevano deciso di non mandare i figli per via delle regole di quarantena che impedivano ai genitori di andare a lavorare nel caso dovessero rispettarla: non potevano permettersi di restare a casa senza stipendio. Anche questi dovevano poter cambiare idea nel momento in cui cambiava la situazione. In questo modo sí che si penserebbe al benessere dei bambini. In quanto alle qualifiche di chi si occupa dell’istruzione parentale, cosa prevedeva l’articolo? Un titolo di studio, un esame? E questo, in un periodo in cui per carenza di insegnanti la scuola invitava tutti a diventarlo. In quanto all’esame finale nella scuola competente, comprensibile è che si voglia evitare il pendolarismo degli esami, ma ci possono essere delle tensioni con il dirigente scolastico. Per quanto riguarda le verifiche, il relativo punto andava meglio definito. L’articolo ha un senso e va nella giusta direzione, ma molte domande rimangono aperte e non tutto è per il bene del bambino.
Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha riferito di essere entrata in contatto con eccellenti iniziative di istruzione parentale, che non sarebbero certo penalizzate da queste regole. Per lei, la scuola era il luogo migliore per l’insegnamento, e in caso di difgficoltá non era opportuno cambiare classe perché ci si abituava ad accettare opinioni diverse. la scuola è un luogo importantissimo per l’apprendimento, ma se i genitori decidono diversamente è importante che ci siano certe regole. L’articolo pone condizioni ragionevoli, ma due punti sono critici. Uno era il rientro dall’istruzione parentale a quella in classe: giusto era garantire continuità, ma se una mamma dovesse arrivare alla conclusione che le cose non vanno come si era immaginata, ci dev’essere la possibilità di rientrare a scuola. Avendo lavorato nelle scuole, poteva dire che questa non era una difficoltá insormontabile per gli istituti. Il secondo punto riguarda gli esami: come madre, non le piacerebbe che suo figlio dovesse sottoporsi a un esame a fine della prima classe, ma il progresso dei bambini va verificato. Tuttavia, ölimitarlo a un’unica scuola è eccessivo, non solo per problemi di conflitto ma anche per incompatibilità pedagogica: per esempio, insegnamento Montessori o tradizionale. Con emendamento, avrebbe proposto di inserire la possibilitá di fare l’esame in altra scuola in casi ben motivati. Bisogna fare in modo che l’insegnamento parentale, a prescindere dalle motivazioni, sia la soluzione migliore per il bambino, e che possa essere attuato anche in collaborazione, evitando atteggiamenti punitivi.
Carlo Vettori (Forza Italia Alto Adige Südtirol) ha chiarito che l’articolo arrivava in un periodo storico importante, per la salvaguardia dei bambini. esso cercava di correggere le storpiature di questo periodo. Non era così facile insegnare a casa, come riteneva Unterholzner, e molti bambini figli di insegnanti potevano comunque preferire andare a scuola piuttosto che fare lezione con i genitori. In una classe, oltre alla socialitá, un insgenante riusciva anche a valutare il progresso del gruppo: se un bambino veniva estirpato per certe velleità degli adulti, magari per insegnare “certe boiate sentite in piazza”, allora era il caso di garantire il diritto all’istruzione con norme come quella in esame. Altrimenti si sarebbero create delle uguaglianze nelle prossime generazioni. Lo stato garantisce l'istruzione obbligatoria, che è base di economia e progresso della societá, e quindi essa deve essere garantita. Gli insegnanti si sono formati per questo, non si puó, ora, dire loro “tornatene a casa, perché tanto insegno io!”. Vedendo le interviste fatte in occasione delle inaugurazioni dell’anno scolastico, si vede la gioia dei bambini di tornare a scuola. La norma va nel senso di garantire l’istruzione, obiettare strizzando l'occhio ai no vax,come fa un consigliere imprenditore, vuol dire non capire l’importanza di cultura e insegnamento per l’impatto socio-economico della società.
Myriam Atz-Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit) ha ritenuto problematico il riferimento al “ragionevole dubbio” che il diritto all’istruzione sia compromesso, ritenendolo troppo vago: era necessaria una definizione più precisa. L’insgenamento parentale esiste da decenni anche a livello costituzionale, ora con questo emendamento in via di urgenza si cerca di ostacolare i genitori che scelgono questa strada. Molti ritengono che sia questa la ragione dell’emendamento, mentre si dovrebbe cercare una collaborazione costruttiva, vedendo la situazione come una chance, a fronte delle criticitá che molte persone vedono nel sistema scolastico. Bisognerebbe prevedere la possibilità di confronto anche con esperti di altri paesi dove l'insegnamento parentale è più frequente, come i paesi nordici. Si potrebbe anche mettere a disposizione un aiuto per le attrezzature informatiche, oppure aiuti finanziari, per esempio per insegnanti privati. Invece si assume un atteggiamento esclusivamente di critica verso chi sceglie questa strada. Atz Tammerle ha chiesto anche precisazioni in merito alla dichiarazione richiesta, oltre a riferire che  a volte i genitori si lamentano della preparazione di certi insegnanti: anche qui bísognerebbe verificare, mentre si è severi solo con i genitori. Ci sono anche esempi di personalità importanti cresciute con l’istruzione parentale: non sono né stupidi né emarginati sociali. La consigliera ha quindi chiesto se la Giunta aveva parlato con i genitori che avevano fatto questa scelta e se era andata a vedere cosa facevano, e ha annunciato voto contrario all’emendamento, criticando anche la procedura.
Josef Unterholzner (Enzian) ha invitato l’assesore a ritirare l’emendamento, e chiesto che ne sará dei bambini che seguono l’istruzione parentale ma non superano l’esame. ha chiesto poi perché l’assessore non cercava il dialogo con i genitori, ostacolando invece chi cercava una soluzione. I genitori non capivano perché c’erano partite di calcio con decine di migliaia di spettatori o riunioni di politici tutti senza mascherina, mentre i bambini a scuola dovevano portare la mascherina e rispettare il distanziamento. era comprovato che indossare la mascherina per troppo tempo non fa bene ai polmoni, bastava leggere le indicazioni. Ha chiesto poi se, se un pedagogo o una pedagoga decideva di educare il proprio figlio a casa, ampliando l’offerta ad altri bambini, si tattava di lavoro nero. C’erano 575 alunni che non frequentano più la scuola, e probabilmente per motivi diversi: questo andava analizzato, ci voleva un confronto, ed è ció che doveva fare l’assessore. Andava considerato anche che i bambini erano distanziati a scuola ma stavano in affollamentoi sui bus: un altro motivo di riflessione. Egli avrebbe votato contro.

(Continua)

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(MC)