Contignü prinzipal

Cunsëi

Chёstes informaziuns é da ciafè ma por

Cunsëi | 24.11.2020 | 18:09

Lavori Consiglio: Interrogazioni su temi d’attualità - 1

Poste da consigliere e consiglieri alla Giunta provinciale, riguardavano l’IMU, registro dei direttori/delle direttrici di comprensorio, no-Covid area, efficace pacchetto congiunturale e accordi finanziari con lo Stato, morti “per” o “con” Covid, licenze Microsoft, Hotel Posta, dimissioni nella sanità, emergenza Covid e assunzioni, progetti legati al Recovery fund, carenza di vaccini influenzali. La seduta di oggi è terminata.

Sono state discusse quest'oggi in Consiglio provinciale numerose interrogfazioni su temi d'attualità.

Il decreto Rilancio dello scorso luglio prevede un taglio IMU del 20%, ma a condizione che si paghi dal conto corrente anche con domiciliazione bancaria: lo ha ricordato Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d'Italia) evidenziando che la misura lascia un margine di manovra fiscale agli Enti locali, che possono decidere tramite delibera di abbassare le aliquote IMU, e che la Provincia non ha recepito la misura. Il consigliere ha quindi chiesto come e con quali tempi si intendesse recepire il provvedimento prevedendo la più ampia compartecipazione della Provincia per la copertura delle minori entrate per i Comuni, e perché non fosse stato recepito sinora, quale provvedimento di grande sollievo per aziende e famiglie. Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha informato che Provincia ha la competenza primaria in merito che la legge permette già numerose possibilità di alleggerimento da parte dei Comuni, che possono ridurre il tasso da 0,7 fino a 0,5. A questo si accompagna L’esenzione della prima casa. Non è quindi necessario recepire la legge statale: i Comuni dovrebbero utilizzare lo spazio di intervento che hanno. La Giunta rielaborerà la legge per dare ulteriori possibilità di intervento su alloggi non abitati dalla popolazione residente, quale incentivo affinché essi siano dati ai residenti e non rimangano sfitti. 

A fine giugno 2020, i contratti dei direttori e delle direttrici di comprensorio sanitario sono stati prolungati fino al 14 dicembre dalla direzione generale dell’Azienda sanitaria: lo ha riferito Franz Ploner (Team K), chiarendo che secondo la delibera del direttore generale, la proroga può avere durata massima di 6 mesi, e che il bando per l’inserimento nel  Registro ed elenco provinciale dei direttori/delle direttrici di comprensorio era uscito in agosto, con la possibilità di iscrizione fino al 24 ottobre, e la previsione di un colloquio nel caso di valutazione positiva della documentazione presentata. Il consigliere ha quindi chiesto se si è registrato un numero sufficiente di aspiranti, se sono già avvenuti valutazione dei titoli e colloquio, come intende procedere la Giunta se questi non si concludessero entro il 14 dicembre e se nel caso ci sarà una norma transitoria., se è prevista una rotazione dei direttori e delle direttrici di comprensorio e, nel caso non ci fossero sufficienti candidati, quando questa avverrà. Le persone candidatesi sono 5, ha risposto l’ass. Thomas Widmann, la commissione si è riunita il 4 novembre e ha valutato la documentazione, non ammettendo un candidato perché privo di laurea o master di primo grado, e chiedendo a un altro candidato ulteriore documentazione. I colloqui si svolgeranno il 27 novembre in videoconferenza; il direttore generale provvederà alla registrazione dei nuovi candidati prima della decadenza degli attuali incarichi. Sulla rotazione, a selezione in corso, non si può dire nulla.

In un articolo pubblicato il 12 novembre uno dei giornalisti di “ZEIT online” raccontava di una sua vacanza, trascorsa in un hotel altoatesino che si autodescriveva come “covid protected area”; l’articolo, che non metteva esattamente in buona luce il settore turistico altoatesino, spiegava che il concetto della cosiddetta protected area era stato elaborato di concerto con la Giunta provinciale e che il capo di gabinetto del presidente della Provincia aveva ammesso che andava “rivisto”. Lo ha riferito Brigitte Foppa (Gruppo Verde), segnalando che, se i fatti si erano veramente verificati come descritto nell’articolo, procedere in questo senso sembrerebbe altamente consigliabile; pare inoltre che gli hotel non dovessero farsi accreditare per poter poi vantare il titolo “protected area”; non erano stati effettuati test PCR, ma test antigenici rapidi, e non da personale medico qualificato. E, a quanto pare, non c’era nemmeno stata una verifica da parte della mano pubblica. Il fatto che non fossero stati previsti ed eseguiti controlli minava la serietà delle disposizoni. La consigliera chiedeva quindi se l’articolo pubblicato da “ZEIT online” corrispondeva alla realtà, quanti hotel e ristoranti si erano dichiarati “covid protected area”, se erano stati accreditati e da chi, quali informazioni andavano fornite, se c’erano state delle verifiche e dei controlli da parte della Provincia, se i test ovvero il progetto “covid protected area” era stato co-finanziato dalla Provincia e a quanto ammontavano i costi. L’ass. Arnold Schuler ha chiarito che il progetto era previsto per legge, e prevedeva test settimanali per i dipendenti nonché test sugli anticorpi per tutti i turisti, e la loro registrazione in tabelle specifiche, con cancellazione dopo 30 giorni. Non è possibile verificare i fatti descritti nell’articolo,  e non ci sono dati sul numero di hotel, né sono stati previsti accreditamenti per le aziende, però ci sono state verifiche tramite l’istituto per l’igiene. Il rischio per le singole aziende era molto alto, perché potevano essere accusate in caso di contagi, questo comportava un certo grado di responsabilità, non era previsto un finanziamento provinciale.

Dopo il primo lockdown, la Giunta provinciale ha calcolato per il 2020 e il 2021 minori entrate fiscali per 500 milioni: lo ha ricordato Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen), domandando come vengono aggiornati questi calcoli e previsioni a fronte della mancanza o riduzione della stagione invernale 2020/21, quali misure intende intraprendere la Giunta per offrire un efficace pacchetto congiunturale e programmi di aiuto e promozione sociale, quali somme dovranno essere messe a disposizione a questo scopo nei prossimi anni, quali si calcola di avere direttamente da assegnazioni statali/europee. Il consigliere ha chiesto anche, rilevando che con la (temporanea) sospensione del patto di stabilità per l’Europa a uno Stato fortemente indebitato come l’Italia è stato consentito di contrarre nuovi debiti, e che all’Alto Adige è invece stato concesso di indebitarsi ex novo, a quale livello e da chi sono state condotte le rispettive trattative e con quali risultati, l’Alto Adige quale ammontare di debito dovrà contrarre per riuscire a finanziare (con soldi propri) il pacchetto di sussidi per l’economia e per il sociale, che è di assoluta necessità, la Giunta provinciale in che modo intende modificare l’Accordo finanziario con il governo italiano e come intende ridurre l’importo tributario di 477,2 miliardi di € da versare all’erario ogni anno, nonché a quale livello e da chi sono state condotte le trattative a riguardo. Il consigliere ha quindi ricordato che l’ass. Widmann aveva proposto già anni fa di acquistare dallo Stato competenze centrali di autonomia politica (autonomia finanziaria e fiscale, Regione autonoma, polizia provinciale, sanità ecc.), indebitando la provincia per più anni. Ora, l’Alto Adige deve comunque indebitarsi. Il consigliere ha quindi chiesto se la Giunta non volesse cogliere l’attuale opportunità per realizzare un salto di qualità dell’Autonomia altoatesina, se essa volesse andare fino in fondo e mettere insieme un pacchetto globale per l'indipendenza o mercanteggiare su ogni singola competenza, chi conducesse e a quale livello le corrispondenti trattative. Le minori entrate, ha spiegato il pres. Arno Kompatscher, sono di 500 milioni, e c’è un accordo con lo Stato per il relativo rimborso. Lo sviluppo congiunturale in estate era migliore rispetto alle stime, quindi sarebbero state minori anche le entrate, ma nel frattempo la situazione è cambiata e si raggiungeranno i 500 milioni. Tutto è già stato disciplinato: nel 2021 ci saranno l’accertamento e pagamenti a saldo. In quanto agli importi da versare, è in corso una seconda trattativa con lo Stato, anche con la provincia autonoma di Trento e le altre Regioni autonome, con una strategia per arrivare alla deroga dei pagamenti, una sorta di forma di indebitamento. Le trattative finanziarie sono estremamente difficili, anche se si promette di pagare il debito in un secondo momento. Per la secessione finanziaria, c’è bisogno di due partner: non si tratta solo di soldi, ma anche di volontà. Proposte vengono sempre fatte, a volte anche proposte che allo Stato sembrano inaudite, ma ci vuole la disponibilità ad ascoltare. Al momento si può presentare una proposta congiunturale che sarà finanziata dal bilancio provinciale, utilizzando anche il recovery fund, che va tuttavia prefinanziato dallo Stato.

Sempre più spesso ci si domanda dove sta lo spartiacque tra “morti con Covid” e “morti per Covid”: lo ha detto Josef Unterholzner (Enzian), evidenziando che l’insicurezza della popolazione in quest’ambito da sì che il Covid venga minimizzato e facendo riferimento a un paziente con dolori gravi che gli aveva chiesto se non fosse possibile farsi contagiare, in modo da essere ricoverato. Un’ulteriore fonte di insicurezza, ha aggiunto il consigliere, riguarda la domanda  perché un tampone faringeo non sia sufficiente per il test, a fronte della difficoltà di molte persone di farsi controllare nel naso: consigliando di informare la cittadinanza anche su questi punti, il consigliere ha chiesto come si può stabilire, dal punto di vista medico-scientifico, senza ombra di dubbio, che una persona sia morta per Covid e perché è necessario il tampone nasale. L’ass. Thomas Widmann ha risposto che la causa di morte viene determinata sulla base di regole OMS, e che la definizione dipende dal medico responsabile dell’indagine patologica. Non è però possibile compiere l'autopsia su ogni deceduto, per determinare le cause della morte. Cui sono anche regole relative al luogo dove va eseguito il tampone, sempre dell’OMS.

Ricordando che l’amministrazione aveva bandito la gara CIG 8504117B58 finalizzata alla fornitura di contratti per licenze Microsoft EES 2021/2023 per un importo di 2,5 mio. € e con una stima dei costi inclusiva di proroghe ed opzioni pari a 4 mio. €; e che nel database delle delibere emesse dalla Giunta provinciale non era possibile recuperare il documento autorizzativo legato all’emissione di tale bando, Diego Nicolini (Movimento 5 Stelle) ha chiesto con quale delibera era stato autorizzato il bando di gara per la stipula del contratto per licenze Microsoft EES 2021/2023, qualora non si tratti di una delibera, quale documento è stato prodotto. Il pres. Arno Kompatscher ha fatto riferimento al relativo decreto, del direttore di Ripartizione Tschenett, promettendo la messa a disposizione del documento.

Premesso che l’Hotel Posta di Dobbiaco, un albergo dell’epoca asburgica, di cui nei giorni scorsi è iniziata la demolizione, non risulterebbe attualmente sottoposto al vincolo delle Belle Arti e nemmeno nella Tutela degli Insiemi, mentre tutte le case di quella piazza lo sono, nonostante che oggi in Italia vi sia la migliore legge di conservazione del mondo con norme scritte unicamente per difendere la bellezza per la quale siamo conosciuti internazionalmente, Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d'Italia) ha chiesto, chiarendo che la domanda era ormai fuori tempo, se non si ritenesse che l’Hotel Posta di Dobbiaco dovesse essere sottoposto al vincolo della Soprintendenza delle Belle Arti, e se l’immobile in passato risultava posto sotto tutela e nel caso di risposta affermativa quando, da chi e con quale giustificazione è stato rimosso il vincolo. L’ass. Maria Hochgruber Kuenzer ha chiarito che l’Hotel non era mai stato sottoposto a vincolo delle belle arti, pensato per tutelare certi tipi di immobili, nella cui categoria non rientrava quell’hotel, più volte ricostruito. Vi rientravano invece edifici circostanti. Non rientrava neanche nella tutela degli insiemi. In quest’ambito si scontrano sempre le posizioni di chi vorrebbe tutelare tutto e chi invece ritiene che questi interventi siano eccessivamente limitanti.

Nella primavera del 2019 un importante quotidiano titolava “In due anni si è dimesso un piccolo ospedale”; anche ora, giorno dopo giorno ci giungono notizie che l’Azienda sanitaria risente di una forte carenza di personale, in particolar modo nell’ambito dell’assistenza alla persona. Nel corso degli ultimi due anni non sono mancate le occasioni per assumere nuovo personale. Specialmente le infermiere e gli infermieri che hanno lasciato l’Azienda sanitaria altoatesina andrebbero incoraggiati a tornare: lo ha riferito Maria Elisabeth Rieder (Team K), chiedendo quanti operatori hanno presentato le proprie dimissioni all’Azienda sanitaria nel 2019 e (fino al 31.10) nel 2020, suddivisi comprensori sanitari e profili professionali, se sono state adottate delle misure per incoraggiare l’ex personale a tornare a lavorare per l’Azienda sanitaria e quali. In tutto, ha risposto l’assessore Thomas Widmann, nell’Azienda sanitaria ci sono 10.000 dipendenti, nel 2019 242 hanno dato le dimissioni, nel 2020 199, corrispondente al 2%: una percentuale molto bassa. Si consideri anche che tanti contratti sono scaduti e molti operatori sono rientrati nel loro paese d’origine. IN quanto ai turisti che andranno ad occupare gli ospedali, i nosocomi svolgono il loro lavoro normale trattando anche i pazienti non Covid, relativamente a traumi e infarti; forse per incidenti minori bisogna aspettare un po’. Se ci saranno tanti turisti con bisogno di assistenza in ospedale, la situazione potrebbe cambiare. Ci si impegna sempre per attirare nuovo personale, e si dispone comunque di più personale rispetto di due anni fa, per via delle nuove assunzioni.

Per far fronte all’emergenza Covid in provincia c’è bisogno di nuovo personale, soprattutto in campo sanitario: lo ha sostenuto Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) informando però che gli era stato riferito di casi in cui persone disponibili per incarichi a tempo, ad esempio misurare la temperatura all’ingresso degli ospedali, non hanno potuto lavorare per mancanza di attestato di bilinguismo, nonostante avessero una certificazione europea in lingua 2 e una maturità in madrelingua. Mancava quindi l’esame davanti alla commissione bilinguismo che tuttavia, proprio a causa delle misure anti Covid, o ha sospeso gli esami, oppure ha una lunga lista d’attesa per l’ammissione alle prove.  Pertanto, il consigliere chiedeva se, data questa situazione, la Giunta non ritenesse che per assunzioni legate all’emergenza Covid potessero venire considerati sufficienti i titoli equipollenti attestanti la conoscenza delle due lingue (ad esempio certificazioni europee in una lingua e titoli di studio nell’altra lingua); se sì, cosa intendesse fare la Giunta per attuare questa misura di buon senso; se no, perché. Il pres. Arno Kompatscher ha spiegato che la Provincia è andata molto più avanti: ha naturalmente dovuto creare delle eccezioni per affrontare la situazione d’emergenza, avvalendosi di graduatorie messe a disposizioni dalla Conferenza delle regioni, e sulla base di deroghe contenute nell’ordinanza 39 del 3.9.2020, valide per la durata dell’emergenza. Si può derogare anche all’attestato di bilinguismo. In tutti gli altri esso è necessario.

In risposta a una precedente interrogazione (n.28-08.09.2020), l’Assessorato aveva detto che i progetti legati al Recovery Fund presentati entro i termini previsti dall’amministrazione e quindi le ore 12.00 del 7/09/2020 erano i seguenti: “Il primo progetto riguarda la digitalizzazione nelle scuole al fine di fornire Notebook per ogni insegnante, alunno/studente͘. È intitolato “DIGITALIZZAZIONE 1:1 SOSTENIBILE, EQUA ED INCLUSIVA NELLA SCUOLA ITALIANA” per un totale di 7,5 Milioni͘ 2. Il secondo progetto è rivolto ad alunni con bisogni educativi speciali (BES) intitolato “TRAGUARDI VICINI” per un totale di 1,5 Milioni͘”; tuttavia, nella risposta all’interrogazione n. 1104/20 è stato dichiarato che: “È stato presentato soltanto un progetto comune per la digitalizzazione della scuola condiviso dalle Intendenze scolastiche tedesca, italiana e ladina, per un totale di circa 71 milioni di euro, di cui 14,5 milioni riguardano la scuola in lingua italiana in proporzione al numero dei docenti e studenti presenti.”. Lo ha segnato Diego Nicolini (Movimento 5 Stelle), domandando perché i progetti dichiarati in fase iniziale erano scomparsi e come sarebbe avvenuto il trasferimento dei fondi dall’Intendenza scolastica tedesca a quella italiana in caso di successo del progetto comune. Il consigliere rilevava una forte sproporzione tra scuola italiana e tedesca. L’ass. Giuliano Vettorato ha riferito di una riflessione attenta tra le tre Intendenze, in base alla quale era stato creato un progetto unico, il tutto era stato concordato anche con il Governo. esso teneva conto di tutte le peculiarità delle tre direzioni scolastiche. Si stanno avviando adesso la commissioni nazionali per la gestione del recovery fund. I fondi verranno trasferiti alle intendenze in base alle richieste fatte.

Già all’inizio di ottobre, l’assessore alla Sanità aveva esortato tutti gli altoatesini e le altoatesine a farsi vaccinare contro l’influenza; tuttavia, da richiesta ai Servizi d’igiene e ai medici di base, risulta che non possono più essere fatte vaccinazioni in quanto, da un lato, mancano i vaccini, dall’altro, non è possibile ottenere un appuntamento a questo scopo tramite il CUP fino alla fine dell’anno. Lo ha riferito Franz Ploner (Team K), evidenziando che in questo “inverno Corona” una vaccinazione antinfluenzale potrebbe garantire anche una certa protezione dal Sars-Cov-2, e domandando come mai non fosse stato ordinato per tempo un adeguato numero di vaccini influenzali, quando saranno disponibili nuove forniture, chi era responsabile delle ordinazioni, in base a quali criteri era avvenuta la distribuzione tramite il Ministero della salute e l’AIFA, se c’erano accordi di distribuzione e in che termini, perché non venivano più offerti appuntamenti tramite il CUP e come si giustificavano i lunghi tempi d’attesa. L’ass. Thomas Widmann ha ricordato che in tutto il mondo c’è penuria di vaccini influenzali, e che in Alto Adige c’è un basso tasso di vaccinati. La Provincia aveva ordinato quasi il doppio delle dosi abituali proprio per via dell’emergenza Covid, assumendosi il rischio che restassero inutilizzati. Non ci sono più appuntamenti perché l’ultima fornitura non è arrivata, ma si ritiene che tutti gli over 65 saranno vaccinati, non appena disponibili i vaccini, eseguibili anche dai medici di base: così è stato nell’80% dei casi.

La trattazione delle interrogazioni su temi d’attualità proseguirà domani mattina.

(MC)