Hauptinhalt

Alle News

Landtag | 11.06.2021 | 17:09

Lavori Consiglio: Democrazia diretta, discussione generale - 2

Gli interventi di A. Ploner, Amhof, Vettori, Vettorato, Leiter Reber, Dello Sbarba, Urzì, Repetto, del presidente della Provincia Kompatscher e del presentatore Noggler sul dlp 69/20 sulla democrazia diretta. Approvato il passaggio alla discussione articolata.

È ripresa nel pomeriggio di oggi, in Consiglio provinciale, la discussione generale del disegno di legge provinciale n. 69/20: Modifiche alla legge provinciale 3 dicembre 2018, n. 22, “Democrazia diretta, partecipazione e formazione politica”, e alla legge provinciale 8 febbraio 2010, n. 4, “Istituzione e disciplina del Consiglio dei Comuni” (presentato dal cons. Noggler).

Alex Ploner (Team K) ha detto di aver utilizzato la pausa dei lavori per digerire quanto successo in mattinata. Interessante era quanto avvenuto con l’emendamento del cons. Vettori, che egli si augurava non sarebbe stato mai presentato, ma così non era. Dopo i lavori in commissione non avrebbe mai detto che la SVP avrebbe provato ancora a stralciare il referendum confermativo. L'attuale legge sulla democrazia diretta era stata approvata con grande partecipazione dei cittadini e portava le firme di Noggler e Amhof. La democrazia diretta viveva anche della fiducia che la gente vi riponeva, e questa veniva ora messa in gioco. La politica è stata descritta come l'arte del compromesso, ma qui la possibilità di compromesso e di partecipazione è stata tolta, e la SVP, con un emendamento firmato da vettori che negli ultimi anni non si era certo distinto per grande partecipazione, dimostrava di aver paura della partecipazione delle persone. Era stato detto da Lanz che i lavori potevano essere bloccati da 300 persone: ma negli ultimi anni c’era stato forse qualcuno che aveva paralizzato i lavori? Ploner si è quindi appellato alla SVP, perché riflettesse ancora in merito, dimostrando coerenza, in primis la collega Amhof che aveva salvato il suo emendamento in commissione. Noggler aveva parlato di “errori da correggere”, mail referendum confermativo non era certamente un errore. Se la gente fuori diceva che “la colpa era della politica”, egli sosteneva chiaramente che la colpa era “di Carlo Vettori, SVP e Lega”.
Professandosi democratica, Magdalena Amhof ha sostenuto che dire a qualcuno come doveva votare, come avrebbe voluto fare Ploner con lei, non era certo democrazia. Proporre lo stralcio di “uno” degli elementi della democrazia diretta, come faceva Vettori, faceva parte della democrazia rappresentativa, alla quale quella diretta doveva aggiungersi. Il processo di formazione della legge era stato importante e formativo per tutti, poi però il disegno di legge era stato presentato senza una verifica giuridica, cosa che la commissione legislativa aveva fatto recentemente: ora si potevano quindi introdurre delle modifiche, alcune delle quali non sono di natura tecnica. Il Comitato dei cittadini era stato reintrodotto in commissione legislativa, e questo era importante, anche questo era uno strumento consultivo, così come l’iniziativa popolare: si tratta di strumenti a cui è importante fare ricorso nel processo decisionale. Importante era anche l’acceso al voto ai sedicenni, tuttavia gli esperti avevano fatto notare in commissione che questo non era possibile, però sarebbe stata inserita all'articolo 18 comma 1 una proposta rivolta ai Comuni.  In merito al referendum consultivo, si sarebbe astenuta anche in aula. Era importante approvare la legge oggi, per introdurre gli strumenti di democrazia diretta, compresi quelli consultivi, nel territorio.
Carlo Vettori (Forza Italia Alto Adige Südtirol) ha ringraziato per aver pronunciato così tante volte il suo nome, ed evidenziato che nel disegno di legge si notava “la sclerotizzazione politica della nostra società”. Pareva si pensasse che la SVP fosse un’entità eterna e intoccabile, ma non era così, e il subemendamento da lui proposto, senza essere stato costretto da nessuno, era coerente con la sua idea politica, avendo sempre affermato di non credere alla democrazia diretta: “Posso avere il diritto di dirlo? E posso avere il diritto di presentare un subemendamento su una questione per me fondamentale per il futuro della democrazia?”. Egli avrebbe lasciato un ricordo ai posteri come colui che aveva salvato la democrazia: 300 firme per bloccare una legge provinciale gli sembravano pochine, e consentirlo voleva dire dare spazio all’anarchia. Magari in futuro sarebbero stati i Verdi o la Süd-Tiroler Freiheit a esprimere il Landeshauptmann, “e io do la possibilità a tutti di non far bloccare le proprie leggi”. Finora una legge non era stata bloccata perché non erano state trovate 300 firme, ma questo non era da escludere in futuro, magari con una legge ambientalista dai Verdi che sarebbe stata bloccata da un costruttore che faceva firmare i suoi lavoratori. Nessuno gli aveva chiesto di fare un “lavoretto sporco”; da sempre aveva detto di non aver digerito la legge sulla democrazia diretta: ora provava a cambiarla con questo subemendamento, che non privava nessuno dei diritti democratici, come qualcuno voleva far credere. Vettori ha quindi invitato a non limitare una legge intera a un singolo foglio, quello con la sua firma.
Giuliano Vettorato (Lega Salvini Alto Adige Südtirol), intervenendo come consigliere, ha sostenuto che 300 firme sono sicuramente poche: basta una qualsiasi persona che intercetta 300 persone, che si trovano per esempio tra i genitori che guardano una partita dei loro figli al campo Righi, per bloccare una legge, comprese disposizioni contenute nella legge di bilancio. Questa disposizione andava rimodulata.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha sostenuto che si trattava della fiducia che si riponeva - o meno - nei cittadini. Anche lui all’inizio aveva sostenuto che le 300 firme avrebbero potuto essere sfruttare a fini negativi, ma l’Alto Adige doveva recuperare un ritardo in quest’ambito, e ognuno doveva comprendere perché è importante partecipare alle decisioni, anche se non è d’accordo: bisognava riconoscere ai cittadini questa responsabilità, che comportava anche oneri. Perché si dimostra di non aver fiducia nei cittadini, temendo che usino in maniera non democratica questa disposizione? Bisognerebbe dare questa fiducia, e se mai rivedere la disposizione nel caso si notasse che ogni due mesi leggi provinciali vengono bloccate. Egli credeva a Vettori quando diceva di aver agito autonomamente: la Lega, votando contro, avrebbe dimostrato che era così. La democrazia diretta offre moltissime possibilità, compreso uno scambio informativo tra persone che a livello politico a volte sembra molto difficile.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha ricordato che da una modifica tecnica si era passata ora a una di sostanza, e ora “alla sorpresa”. 300 firme sono il primo passo, poi bisogna raccoglierne 13.000 per il referendum e raggiungere il quorum per decidere sulla legge: se il problema è che 300 firme sono poche, vettori avrebbe potuto proporre con emendamento il loro aumento, non di eliminare lo strumento tout court. In ogni caso, finora nessuno si era mai attivato per raccogliere le 300 firme per bloccare una legge, nonostante leggi complicate: per esempio, contro la legge sul Covid non era partita una cordata di fondamentalisti contrari, e questo induceva a riconoscere una certa responsabilità da parte di cittadini e cittadine. Si trattava di strumenti che si usavano con oculatezza, in casi fondamentali, assumendosene tutte le responsabilità. Dello Sbarba ha ricordato che il pres. Kompatscher aveva iniziato il suo percorso verso la presidenza con un giro di ascolto, confrontandosi e prendendo appunti, dimostrando uno stile politico nuovo che lo distingueva da quello vecchio, “e in cui noi credemmo, promettendo anche uno stile politico nuovo dell’opposizione”. Egli aveva parlato del “coraggio di coinvolgere i cittadini fin dall’inizio” per arrivare a “decisioni trasparenti e ben fondate”, e il percorso della legge sulla democrazia diretta era la “realizzazione al quadrato” di quello stile politico nuovo, che comprendeva anche la costruzione di un consenso trasversale su certe proposte. Questo non vuol dire che non si debba modificare più nulla di quella legge, tuttavia se si tocca bisogna assumersene chiaramente la responsabilità: dal partito che aveva accompagnato quel processo e dal presidente che aveva promesso un nuovo stile, e dal suo partito, si aspettava o che non votasse per l’emendamento, se non era d’accordo, o che lo firmasse assumendosene la responsabilità. Era anche una questione di clima da ricostruire dopo la pandemia. 
Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia) ha ricordato che la questione delle 300 firme era un errore tecnico della maggioranza, che si era sbagliata ad approvare la legge, come emerge dagli articoli di allora. Ironicamente, il suo gruppo aveva promesso di chiedere un referendum per ogni legge della Giunta, ma non l’aveva fatto: questo per senso di responsabilità. La norma in due anni e mezzo era quindi rimasta sulla carta, anche se si sarebbe potuto mettere in difficoltà la maggioranza con ogni legge. Si sarebbe aspettato una modifica a inizio legislatura, e questo non era successo, e ora si voleva buttare via il bambino con l’acqua sporca. Come Vettori, egli era cauto sulla democrazia diretta, tuttavia cancellare  un intero strumento solo perché non si è d’accordo sulle 300 firme era problematico, e un cattivo segnale da parte della maggioranza. Non andava inoltre tralasciata una questione centrale, che riguardava i limiti per la convocazione del referendum, relativi a temi sensibili, introdotti su iniziativa di Bizzo e Tommasini: un meccanismo di vigilanza dei gruppi linguistici che permetteva di sollevare obiezione di sensibilità in termini etnici. Questa mediazione era stata sostenuta anche dal presidente Kompatscher, che aveva difeso questo strumento di garanzia identificandolo come tutela anche per il gruppo tedesco, ma era poi sparita su iniziativa dell'allora consigliere Steger. L’annunciato rinnovamento sembrava quindi un tornare indietro verso un vecchio modello di politica. Il Consiglio provinciale evita quindi ancora una volta di affrontare il tema fondamentale del rapporto tra gruppi linguistici e delle clausole di garanzia.
Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche) ha ricordato il referendum su piazza della pace, vissuto da amministratore comunale, che bloccò allora un ambito di convivenza nella città di Bolzano. Da quell’esperienza devastante era nata la clausola proposta da Bizzo sui temi sensibili. Facendo politica da tanti anni, riteneva che su questi istituti giuridici di dovese essere una larga convergenza, come a suo tempo sulla legge sulla democrazia diretta, nata con attenzione nei confronti di tutti. Il pragmatismo forte che emergeva dal partito di maggioranza relativa dimostrava una scarsa sensibilità. Egli non era un grande fautore della democrazia diretta: oltra al referendum su piazza della Pace, si era espresso contro il no al nucleare e non aveva ritenuto opportuno il referendum sull’aeroporto, tuttavia riconosceva che la democrazia diretta aveva un suo ruolo. Nonostante la possibilità di raccogliere 300 firme, nemmeno a lui era mai venuto in mente di proporre un referendum perché privilegiava il confronto tra partiti, nemmeno altri partiti, compreso il Team K, avevano utilizzato questo strumento. La modifica in oggetto avrebbe dovuto essere oggetto di ampia discussione, cercando un percorso comune, invece ci si ritrovava un subemendamento che aboliva totalmente il referendum confermativo: era forse paura? Il consigliere ha concluso chiedendo alla maggioranza se poteva tornare sui propri passi, per trovare una posizione comune.
Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha evidenziato che se si chiede trasparenza e onestà bisognerebbe ammettere che il vecchio disegno di legge conteneva lacune, come rilevato dagli uffici giuridici, anche se questo non era colpa di chi aveva partecipato al processo, che in ogni caso anche lui stesso aveva approvato, pertanto se ne assumeva la responsabilità. In quanto alla tutela dei singoli gruppi linguistici, era ancora convinto che fosse importante, ma andava detto che il gruppo italiano era una maggioranza, e i meccanismi di tutela anche nello Statuto era stato inserito a tutela delle minoranze tedesca e ladina: questa tutela comunque restava, cambiava solo la sede della decisione in merito, perché gli esperti giuridici avevano consigliato di inserire una commissione di esperti, non influenzati politicamente, cui spettava decidere se il referendum violava i diritti di gruppo o meno. Egli condivideva l’emendamento stralcio di Vettori: la disposizione era anticostituzionale, come avevano confermato gli esperti legali del Ministero delle Regioni, e applicare questa normativa poteva voler dire anche andare contro lo Statuto, che non comprendeva il referendum confermativo. Contrariamente a quanto era stato detto, la legge era già stata applicata, perché prima dell’entrata in vigore di ogni legge bisognava aspettare il termine per la raccolta delle 300 firme. Egli restava a favore della partecipazione popolare, ma c’erano altri strumenti rispetto a quello messo in discussione. Il disegno di legge in discussione era un’ottima strada per migliorare la legge.
Il presentatore Josef Noggler ha ricordato i tre motivi per cui aveva presentato il disegno di legge: per introdurre adeguamenti linguistici, per introdurre adeguamenti tecnici e per rendere più facile l’istituzione dell’Ufficio per la formazione politica, che avrebbe voluto istituire già come presidente trovando delle difficoltà, e individuando per questo una possibile soluzione presso l’Eurac. Se questo non si vuole, allora si creerà quest’ufficio in Consiglio provinciale. Noggler ha poi fatto riferimento alla possibilità di voto ai sedicenni, che era stata approfondita da un gruppo di lavoro: quanto previsto con emendamento era l’esito della relativa riflessione. La legge deve essere modificata perché possa funzionare.

Di seguito, il passaggio alla discussione articolata è stato approvato con 18 sì e 14 no.

(MC)